AGI.it
Maggio 2010
di Salvatore Izzo

NAVARRO VALLS: WOJTYLA NON COPRI’ I PRETI PEDOFILI
Cosa pensa il suo storico portavoce Joaquin Navarro Valls delle accuse rivolte alla memoria di Giovanni Paolo II di aver sottovalutato il problema degli abusi sessuali commessi da religiosi, ignorando in questo le preoccupazioni di Ratzinger?
“E’un’opinione che non tiene conto dei fatti. Per il caso Maciel, ad esempio, la procedura penale canonica e’ cominciata nel Pontificato di Giovanni Paolo II. Ed e’ finita nel primo anno del Pontificato di Benedetto XVI: sono stato io a annunciare pubblicamente la decisione penale pressa nei suoi riguardi. Una decisione presa sulla scorta di un’inchiesta accurata e approfondita iniziata, ripeto, nel Pontificato di Wojtyla nonostante nel sito web della sua Congregazione fosse stata pubblicata in precedenza una lettera autografa di Maciel che negava davanti a Dio questi addebiti. Purtroppo non era cosi’. E la procedura per far accertare quanto accaduto smentisce la teoria per la quale il fondatore dei Legionari era intoccabile durante il Pontificato wojtyliano. Sotto la guida del card. Ratzinger tutta la Congregazione della Dottrina della Fede lavorava del resto con scrupolo e serieta’, applicando le nuove norme che il Papa aveva approvato nel 2001 e che hanno consentito una lotta piu’ efficace contro questo problema gravissimo. Quanto al caso del card. Groer di Vienna, proprio Giovanni Paolo II nomino’ nel 1995 un coadiutore , e la sua scelta cadde sull’allora vescovo ausiliare Schoenborn, che promosse sei mesi dopo arcivescovo di Vienna e che certamente non ha mai insabbiato nulla riguardo alle accuse mosse al predecessore.

Alcune inchieste – lo denunciano anche dei cardinali – sono iniziate in ritardo e sono state troppo lunghe…

“Il problema  e’ che alle volte non erano chiare le colpe. E’ accaduto – ad esempio  – nel caso Murphy, il sacerdote americano che abuso di oltre 200 bambini  sordomuti, contro il quale il processo canonico arrivo’ troppo tardi: non  scordiamoci che la polizia inizio’ un’inchiesta e lo rilascio’ dichiarandolo innocente. Ma come potremmo dire che anche la polizia di Milwaukee copri’ quest’uomo?”.

Ma come Giovanni Paolo II viveva le vicende relative a abusi sessuali compiuti da sacerdoti delle quali aveva notizia?
“Con grande dolore e partecipazione e sentendo il dovere di farsene carico, portando a Roma la competenza sui casi di abuso affinche’ non potessero esserci attenuanti ne insabbiamenti di nessun tipo. Fu lui che dieci anni fa volle riunire in Vaticano tutti i cardinali degli Stati Uniti, per affrontare nel modo piu’ autorevole questo tema. Nascono da li’ le direttive molto chiare che sono oggi in vigore. Passo’ infatti quella che viene chiamata ‘tolleranza zero’ e che non contrasta con la verita’ cristiana del perdono dei peccati. Quale altra istituzione ha fatto lo stesso? Non vorrei che si cadesse nell’ipocrisia. Come medico mi faccio delle domande: perche’ si tollera che Paesi seduti nell’Onu permettono i matrimoni con bambine di 9 anni e cosa fanno gli Stati per impedire che un bambino ogni 5 e una bambina ogni 3 subiscano molestie soprattutto nell’ambito familiare? Davanti a un fenomeno che e’ cosi’ diffuso, l’atteggiamento non deve essere quello dell’ipocrisia. Non posso non pormi la domanda su quale istituzione politica, educativa, accademica ha preso cosi’ sul serio questo tema come lo ha presso Chiesa?”

Ma cosa pensa Navarro, che lasciata la Sala Stampa della Santa Sede e’ tornato alla sua antica professione di medico psichiatra all’Universita’ Campus Biomedico di Roma, della quale e’ anche Presidente, del fenomeno degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi?
“Con i casi dei sacerdoti stiamo parlando della punta di un icberg. E non c’e’ dubbio che la dimensione del problema e’ vastissima nella societa’. Questo non e’ togliere la responsabilita’ a sacerdoti e religiosi. Ma cercare davvero di aiutare tutte le vittime. Andando a Fatima il Papa qualche giorno fa ha detto che il peccato e’ anche nella Chiesa, ma secondo me sarebbe da ipocriti pensare che con questo e’ tutto risolto, e cioe’ che altrove il male non c’e’, come se bastasse non mandare i bambini negli oratori perche’ siano davvero al sicuro”.

Dunque lei ritiene che ci sia un “complotto mediatico” contro la Chiesa?
“Non dico questo. I fatti purtroppo sono accaduti, ma attenzione: accendere i riflettori solo su quelli che riguardano alcuni ecclesiastici puo’ diventare un modo per non mettere in discussione altri ambienti”. “Come medico – confida Navarro – ho potuto constatare le cicatrici psicologiche tremende che questi traumi lasciano. E non ho dubbi che si debba sempre essere dalla parte delle vittime, come chiede Benedetto XVI che allo scandalo ha reagito in quel modo che molti non si aspettavano. Ma allo stesso tempo continua a ripetere in mille forme quello che disse in San Pietro riguardo alla dittatura del relativismo. Se c’e’ questa dittatura e’ chiaro che attacca ed e’ violenta”. Anche su questo monito tra Papa Wojtyla e Papa Ratzinger c’e’ totale continuita’. Le loro analisi erano complementari”.

Ma come erano davvero i rapporti tra Giovanni Paolo II e il card. Ratzinger?
“Tra Giovanni Paolo II e il card. Joseph Ratzinger c’erano un rapporto strettissimo e una grande sintonia. Non hanno precedenti le parole che il Papa scrisse un anno prima di morire nel suo ultimo libro ‘Alzatevi, andiamo’, dove per la prima volta menziona con una lode esplicita e molto eloquente un collaboratore vivo, al quale esprime gratitudine per la sincera amicizia. Proprio questo lascia pensare a un rapporto strettissimo. Giovanni Paolo II non accetto’ le sue dimissioni, quando Ratzinger al termine del mandato, e avendo compiuto 75 anni, gli chiese di poter tornare in Germania per dedicarsi ai suoi studi”.

Navarro Valls ritiene che ci sia una volonta’ di rallentare il processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, come qualcuno ha sostenuto? 
“Cio’ che si e’ fatto in questi anni e’ molto importante: sono state raccolte 114 testimonianze di persone che hanno conosciuto direttamente Karol Wojtyla e hanno raccontato tanti aneddoti che provano l’eroismo delle sue virtu’. Hanno risposto sia molte persone che hanno collaborato con lui nel governo della Chiesa che tanti che sono sconosciuti all’opinione pubblica, alcuni dei quali non cattolici. Tutto questo costituira’ una miniera incredibile per gli storici. Questo materiale non c’e’ per molti Papi ed ha un valore immenso. Considero benedetto, dunque, il tempo passato, che non e’ stato tempo perso. Ha invece arricchito una figura conosciuta ma che ancora non si conosce abbastanza. Giovanni Paolo II era straordinariamente buono e comprensivo con le miserie degli altri. Dava sempre a tutti la possibilita’ di ritornare. Ed era una persona straordinariamente equilibrata. Qualcuno ha immaginato che fosse impaziente, al contrario aveva una grande capacita’ di aspettare. Si prendeva il tempo giusto per ogni decisione, poi quando aveva deciso era deciso. Inoltre, sapeva dare ad ogni cosa la giusta importanza, per capirlo basta leggere il suo testamento di poche cartelle, che aveva iniziato nel ’79 scrivendo ‘non ho nulla, quindi non lascio nulla'”.

Cosa la impressionava di piu’ del Papa polacco?
“La sua serenita’ anche nelle situazioni difficili mi ha sempre impressionato. Personalmente ho conosciuto anche Sant’Escriva’ de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei, e la beata madre Teresa di Calcutta che aveva preso l’abitudine di passare nel mio ufficio in Vaticano quando veniva a Roma. Questo mi ha permesso di pormi la domanda: cosa hanno in comune persone cosi’ diverse? C’era certamente una cosa in comune: il buon umore. Hanno vissuto vite difficili, incomprensioni. Ma affrontavano tutto con ironia, con il buon umore dei santi; penso che un santo triste o non e’ santo o non ci hanno raccontato bene la sua vita”.

Lei ritiene che dalle carte del processo e da quelle che nel testamento il Papa aveva chiesto al segretario Stanislao Dziwisz di distruggere e che invece sarebbero state salvate, emergeranno fatti nuovi?
“Il Papa probabilmente si riferiva ad appunti e testi incompleti. Non sappiamo che volume di cose aveva. Quello indicato era un criterio generale e penso che molte carte siano state distrutte. Non e’ tema di cui preoccuparsi. Anche da malato, anche nell’ultimo ricovero in ospedale, riceveva i suoi collaboratore per decidere delle cose che avevano bisogno della decisione del Papa. Poi, se un Pontefice crea un insieme di criteri che i suoi collaboratori seguono, le decisioni sono le sue fino in fondo. Quanto alle dichiarazioni raccolte nel processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, quando saranno pubbliche riceveremo sorprese maggiori. E non mi riferisco a miracoli e prodigi compiuti in vita ne’ alle penitenze che si sarebbe inflitto, delle quali si e’ parlato recentemente. Miracoli e mortificazioni per me non aggiungono nulla alla sua grandezza spirituale. Per questo personalmente non avevo mai cercato conferme ad esempio su guarigioni che gli venivano attribuite. In realta’ io per primo ero affascinato dal suo vivere intensamente la fede in ogni momento, in tutto quello che faceva. Con un’intensita’ ed anche un’eleganza umana straordinarie. Si, alle volte pregava disteso per terra ma posso raccontare pero’ che volando verso il Messico gli era stato messo in aereo un letto a disposizione ma preferi’ condividere con tutti gli altri la fatica di quel lungo volo restando seduto, e la mattina dell’arrivo affronto’ poi le fatiche dei tanti incontri e cerimonie che erano in programma”.

Le avranno chiesto altre volte quale era per il suo portavoce, il vero capolavoro di Karol Wojytyla
“In un Pontificato ricchissimo di incidenze storiche, il capolavoro e’ per me quello compiuto nella sua stessa vita: l’aver mantenuto in tutta la sua esistenza quella docilita’ interiore necessaria per dire sempre si’ a tutto quello che gli veniva chiesto da Dio. Ed infatti l’enciclica piu’ bella e’ quella che ha vissuto piu’ che scritto, con le sue sofferenze durante la malattia: ci ha fatto capire cosa sia la dignita’ della persona umana e non c’e’ dubbio che la partecipazione del mondo intero a quella sofferenza anche dopo anni rimane un valore al quale riferirsi. Dopo 22 anni sono tornato al mio vecchio amore che e’ la medicina e vedo che il progresso scientifico ci consente magari di sapere tutto su una persona, tranne chi e’ questa persona. E c’e’ una domanda che va al di la’ della ricerca biomedica e della bioetica: da dove gli viene all’uomo questa dignita” che tutti proclamano? Una domanda che non si puo’ evitare”.

Tornato a indossare il camice, lei prega Wojtyla? 
“Prima stavo con lui qualche ora al giorno. Ora posso essere in contatto con lui 24 ore al giorno. Per questo non ho nostalgia del passato”.